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Il villaggio nuragico di Serra Orrios si trova al centro dell’altopiano basaltico del Gollei, in prossimità dei meandri del fiume Cedrino, all’interno del territorio dorgalese.
Il sito fu riscoperto da D. Levi che effettuò tre campagne di scavo tra il 1936 e il 1938, mettendo in luce una settantina di capanne e due tempietti a megaron. Nel 1947 venne pubblicato un articolo di G. Lilliu dedicato al villaggio, cui fece seguito, nel 1954, una pianta illustrata del sito redatta da Ch. Zervos. Nel 1961 la Soprintendenza alle Antichità di Sassari effettuò un intervento di restauro focalizzato sui due tempietti e su alcune capanne contigue, del quale fornì un resoconto E. Contu in un articolo apparso nel 1962. Nel 1980, in occasione dell’apertura del Museo Civico Archeologico di Dorgali, vennero pubblicati i risultati dello studio dei materiali provenienti dagli scavi di Serra Orrios effettuati da D. Levi. Nel 1986 ripresero i lavori di sistemazione dell’area archeologica e di scavo all’interno del Tempietto A, i cui risultati sono stati pubblicati da M.A. Fadda nel 1993 e nel 1994. Un lavoro di sintesi è stato infine pubblicato da A. Moravetti nel 1998, nel quale, tra l’altro, è stata presentata una ipotesi ricostruttiva del villaggio e dei tempietti a megaron.
Il villaggio è costituito da un centinaio di ambienti (49 capanne con vani sussidiari e ambienti per custodire gli animali), da due tempietti a megaron (Tempietto A e Tempietto B) con recinto (Recinto A e Recinto B) e da due tombe megalitiche (una cd. tomba di giganti e una tomba di tipologia incerta).
Le capanne, costruite con uno zoccolo a filari di pietre dotato di copertura straminea a tetto conico, presentavano piante prevalentemente circolari e una superficie media di 13,68 mq; nello spessore dei muri, larghi mediamente un metro circa, erano spesso ricavate delle nicchie (armadi o semplici ripostigli) adatte a custodire oggetti di vario genere. I pavimenti erano realizzati con lastre di pietra, con acciottolati o con un semplice battuto. Come in altri villaggi nuragici, si faceva largo uso dell’argilla locale e, probabilmente, del sughero, come impermeabilizzanti delle strutture e dei pavimenti. Al centro delle capanne e in prossimità dell’ingresso (che doveva garantire il tiraggio) era, in genere, ricavato il focolare, semplice incavo nel pavimento di forma circolare delimitato con pietre.
Se si escludono alcune capanne isolate, tutti gli altri vani sembrano disporsi a formare isolati dotati di cortile centrale e pozzo. Oltre agli isolati denominati (da est verso ovest) A, B, C, D, si distinguono altri due aggregati a nord-ovest e a sud del villaggio, in prossimità del tempietto B.
Una capanna isolata (capanna 49) presenta caratteristiche tali (pianta curvilinea con parete interna provvista di bancone-sedile e prospetto preceduto da vestibolo, tipologia costruttiva) da fare ipotizzare una destinazione pubblica o sacra del vano.
I due tempietti a megaron, entrambi doppiamente in antis, presentano vestibolo e camera marginata da un bancone-sedile. Si ritiene che la tipologia architettonica dei tempietti a megara, probabilmente dedicati al culto delle acque, risenta di influenze extrainsulari e sia forse ispirata all’architettura micenea.
I materiali rinvenuti a Serra Orrios consentono di collocare le fasi di vita del villaggio in contesti che vanno dal Bronzo Medio (XVI -XV sec. a.C.) all’Età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.), con una maggiore attestazione tra il Bronzo Recente e il Bronzo Finale (XIII-IX sec. a.C.).
Tra i materiali rinvenuti a Serra Orrios prevalgono quelli ceramici: due vasetti di tradizione Bonnannaro, tegami con decorazione a pettine, ollette, olle globulari con anse a gomito rovescio, numerose tazze carenate, vasi piriformi, brocche askoidi con decorazione geometrica a spina pesce, a cerchielli impressi e a falsa cordicella, ziri destinati a contenere derrate alimentari. Si segnala inoltre la presenza di fornelli, pintadere, di un attingitoio (per i liquidi) e di una sassola (per farina o cereali). Legate alla lavorazione dei tessuti sono le fusaiole, i rocchetti e i pesi da telaio rinvenuti in gran numero nel corso degli scavi.
Tra i reperti litici si segnalano tre lisciatoi di steatite accuratamente lavorati, macine, brunitoi, affilatoi e una matrice di fusione in steatite connessa con l’attività metallurgica; attestata infine la presenza di industria litica (una accettina in pietra levigata e una lama in selce).
Il rinvenimento di reperti metallici comprende una molla da fonditore, armi (quattro pugnali), utensili (due asce a margini rialzati e uno scalpello) e oggetti di ornamento (sette spilloni, tredici braccialetti, due orecchini, etc.). Tra i braccialetti si segnala la presenza di un esemplare ad ellisse aperta in argento, decorato internamente con cerchielli, per il quale è stata ipotizzata una lavorazione locale connessa con lo sfruttamento delle miniere di Sos Enattos nel vicino territorio di Lula.

Testo: Fabrizio Delussu

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Sito Web: www.ghivine.com/serraorrios.htm
E-mail: museo.dorgali@tiscali.it

Società Referente: Soc. Coop. Ghivine del G.R.A.
Panorama del villaggio
 
Panorama del villaggio
 
Panorama del villaggio
 
Ingresso recinto A
 
Ingresso tempio a megaron B

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